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Jean-marie Gustave Le Clézio

La sua famiglia, originaria della Bretagna, emigrò poi verso le isole Maurizie nel Settecento. Suo padre era chirurgo nell'esercito inglese in Africa. Inizia a scrivere dall'età di 7/8 anni e, nonostante i numerosi viaggi effettuati, non ha mai smesso di farlo. Studia nel collegio universitario letterario di Nizza e, dopo la laurea in Lettere, diventa insegnante negli Stati Uniti d'America. A soli 23 anni, pubblica con Gallimard la sua prima opera, Le procès verbal (il Verbale), e diventa noto ricevendo il Premio Renaudot e mancando per poco il Premio Goncourt. Da allora pubblica più di 30 libri: fiabe, romanzi, saggi, novelle, due traduzioni dalla mitologia indiana e anche innumerevoli prefazioni e articoli e alcuni contributi a opere collettive. Nella sua opera si possono distinguere abbastanza nettamente due periodi. Nel primo periodo, dal 1963 al 1975, i romanzi e i saggi di Le Clézio esplorano i temi della follia, del linguaggio, della scrittura, con la volontà di esplorare certe possibilità formali e tipografiche, come altri scrittori della sua epoca: Georges Perec e Michel Butor. Le Clézio si conquistò allora l'immagine di scrittore innovatore e ribelle che gli procurò l'ammirazione di Michel Foucault e Gilles Deleuze. Alla fine degli anni settanta, nel suo secondo periodo, Le Clézio compie un cambiamento nel suo stile e pubblica libri più lenti. La sua scrittura è più serena e i temi dell'infanzia, della minoranza, del viaggio, passano in primo piano. Questo modo letterario seduce il suo grande pubblico. Nel 1980, è il primo a ricevere il Premio Paul Morand conferito dall'Académie française, per la sua opera "Désert". Nel 1994 è eletto "più grande scrittore vivente in lingua francese".[1] Nel 2008, anno in cui in Italia viene pubblicato per Instar libri Il continente invisibile (titolo originale: Raga: approche du continent invisible, uscito in Francia nel 2006), l'autore vince il premio Nobel per la letteratura.

Rss

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